Cannabis, primo si alla coltivazione in casa

a cura di Giacomo Scortichini

Cannabis non più di 4 piante in casa.

Non sempre le condotte che hanno una qualche attinenza con le sostanze stupefacenti assumono una rilevanza penale.
Una situazione, quella del diffuso consumo di sostanze psicotrope, che sembra essere oramai non più
sufficientemente contenibile con misure sostanzialmente repressive, per cui si cerca una “contenzione collaborativa”, cioè una convergenza su di una tollerabilità che sia eticamente, culturalmente e funzionalmente sostenibile.
Sulla spinta di una giurisprudenza e una Corte di Cassazione che già da tempo avevano individuato come la divaricazione tra modico consumo e lo spaccio doveva essere sensibilmente ampliata, con l’obiettivo di evitare una inopportuna sovrapposizione, laddove il limitato consumo personale
poss, scongiurare nefasti effetti dei consumatori e non produrre “nuovi spacciatori”.
Ecco quindi che la commissione di Giustizia della Camera, ha recentemente votato il testo base sulla cannabis “ Si depenalizza la coltivazione di non oltre 4 piante “femmine” in casa”.
Dunque se da un lato si depenalizza ciò che culturalmente sembrerebbe accettabile, dall’altra si inaspriscono le pene
per lo spaccio, per spaccio, traffico e detenzione di cannabis, da 6 a 10 anni di detenzione carceraria.
Ovviamente è solamente il primo passo di un iter legislativo che sarà frutto di accese discussione, vista la polarizzazione degli schieramenti sull’argomento.
Non ci resta che attendere la discussione degli emendamenti e poi i passaggi in aula per vedere se dovremo tornare al vivaio per l’acquisto di 4 piante di basilico o se invece possiamo confermare lo speranzoso ordinativo.
Personalmente sono molto preoccupato circa una certa inclinazione
verso una crescente tolleranza sull’utilizzo di tutto ciò che può sollevarci dalla fatica del vivere; la banalizzazione dell’alcol è sotto gli occhi di tutti, l’uso degli psicofarmaci è in una crescita esponenziale, ora quest’ultima novità; personalmente non credo che una diminuzione dello stato cosciente ci possa aiutare a superare i nostri affanni, credo invece che riduca la nostra capacità di affrontare il mondo e l’esistere per ciò che sono, per questo non ritengo che questo possa essere considerato un passo verso la civiltà , pur apprezzando il tentativo di voler risolvere una tematica assai complessa.

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