Il legittimo affidamento

a cura di Giacomo Scortichini

Diritto al legittimo affidamento

E’ prassi comune, logica dell’esistere, fare affidamento su ciò che riteniamo siano i nostri diritti acquisiti, la nostra capacità patrimoniale, insomma fare i conti con ciò di cui possiamo disporre ed intorno a ciò costruire i nostri stili di vita.

Fare il “passo secondo la gamba” è una regola che il nostro popolo conosce sin dalle privazioni belliche, per giungere all’opulenza del nostro attuale occidente.

Per quanto possa apparire come elemento privatistico, questo approccio esistenziale distende i suoi effetti su l’intera collettività; infatti vivere senza la consapevolezza dei propri limiti, vivere non secondo la propria misura, significa creare i presupposti per un ingiustificato indebitamento.

Indebitamento che non di rado può costringere l’inconsapevole “prodigo” ad assumere condotte non rispettose del nostro ordinamento.

Ma cosa accade quanto è lo Stato, con il suo apparato della Pubblica Amministrazione, a crearci la convinzione di poter godere di una disponibilità economica che in realtà non dovremmo possedere?
La prima considerazione è quella di interrogarci se il cittadino può o non può fare affidamento sugli atti compiuti dalla Pubblica Amministrazione.

A ben vedere dobbiamo affermare che nessun stato democratico dovrebbe nutrire dubbi sulla affidabilità di chi è predisposto a compiere gli atti di comune adempimento, inoltre, la cosa assume ancora più rilievo, se consideriamo che ogni sistema, e quello umano non ne fa eccezione, tende all’equilibrio, alla stabilizzazione, alla prevedibilità, alla certezza.

Per cui se ritenevo che quello fosse l’importo della mia pensione, o che quello fosse l’importo del mio assegno di disoccupazione, se tali erano gli accessi alle agevolazioni fiscali; significa che il mio convincimento discende dall’aver usufruito, ovvero percepito ciò che la Pubblica Amministrazione ha definito nel tempo e nella misura di mia spettanza.

Nulla rileva il fatto che quello non fosse né la misura del mio diritto, né la possibilità di accedervi.
L'aspetto decisivo risiede nel fatto che questa consapevolezza è stata assunta per fatti concludenti determinati dall'agire amministrativo dello Stato, a cui tutti noi dobbiamo conferire la totale attendibilità sino al punto di organizzare la nostra esistenza sulla base di questa certezza.

Questo però non significa che qualsiasi affidamento può essere definito legittimo, perché un “legittimo affidamento” necessità della congiunta realizzazione di tre condizioni:

1) Consiste nella reale sussistenza del vantaggio

2) Consiste nel fatto che il vantaggio sia stato ottenuto in buona fede, senza comportamenti ingannevoli o fraudolenti

3) Consiste nel fatto che il vantaggio si stato assunto da un arco temporale tale da convincere il beneficiario che quella fosse la sua condizione reddituale.

Se si realizzano queste tre condizioni il cittadino può vantare il legittimo affidamento nei confronti dell’azione amministrativa, proprio perché è stata la Pubblica Amministrazione ha creare questa presunzione ed è irrilevante il fatto che l’atto fosse illegittimo sin dall’origine.

Per concludere possiamo affermare che questo è ciò che la legge nazionale e sovranazionale pone a garanzia del cittadino nel caso di una situazione di vantaggio conclamato, per quanto invece concerne la realizzazione di un atto che a generato uno svantaggio il cittadino potrà chiedere in giudizio la sua rimozione.

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