Crocifisso in classe, la Cassazione chiarisce

a cura di Giacomo Scortichini

Crocefisso in classe, decide la comunità scolastica.

Non è possibile rilevare, all’interno dell’articolo 33 della Costituzione “ L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, elementi che possano far ritenere che questo dettame costituzionale assorba anche l’orientamento religioso del singolo docente e ne costituisca parte integrante del suo "libero insegnamento".
La simbologia delle confessioni non attiene alla libertà d’insegnamento per diverse motivazioni:

- L’Italia, proprio con l’entrate in vigore della Costituzione, dichiara di essere uno Stato laico, cioè uno Stato che non adotta una religione ufficiale, bensì promuove la libertà di
culto.

- I simboli, come il crocifisso sono aspetti di una cultura
e non rappresentano nessun limite o imposizione al libero insegnamento.

Per cui,
come ci dice una recente sentenza della Cassazione, il crocifisso in classe non rappresenta nessun pregiudizio verso il professore dissenziente, perché espressione di una comunità scolastica dialogante e mai impositiva.

Esiste dunque una volontà si esporre il simbolo cristiano, che non impedisce la presenza di simbologie afferenti altre confessioni, sempre che rientrino nell’intendimento della volontà dell’istituzione scolastica.

Dunque il Direttore scolastico dovrà tenere in grande considerazione le varie sensibilità e democraticamente rappresentarle, nella convinzione che attraverso una soluzione condivisa
si troverà la vera rappresentazione di un luogo educativo e formativo come deve essere la scuola.

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